È concezione comune – quantomeno in Italia – classificare l’attività fisica come un hobby, come un passatempo, un’attività praticata per diletto nel tempo libero, qualcosa di accessorio e non necessario.


Questo tipo di pensiero riconduce al fatto che la nostra dimensione fisica e corporea è, appunto, qualcosa di potenzialmente trascurabile, in quanto il nostro Io è determinato principalmente dalla sfera professionale. Basti pensare che quando viene chiesto a qualcuno di presentarsi, generalmente, si definisce attraverso il proprio lavoro. Ad esempio: “Io sono Mario Rossi, ho 39 anni, vengo da Brescia e sono un medico. I miei hobby sono lo sport e gli scacchi”.


Per spiegare ciò che intendo, prenderò in prestito una metafora da Gurdjieff (filosofo e mistico armeno, definito “il Socrate del ‘900”), la cui ricerca mirava allo sviluppo della coscienza e dell’evoluzione interiore, in modo da superare gli automatismi dei tre centri (istintivo/motorio, emozionale e intellettuale) che condizionano e limitano l’essere umano. Secondo il pensiero di Gurdjieff, l’individualità integrale di ogni uomo, per rispondere fin dall’inizio dell’età responsabile al senso e alla predestinazione della sua esistenza in quanto uomo e non semplice animale, deve assolutamente consistere di quattro personalità definite da:

  • il pensiero
  • il sentimento, inteso come l’insieme delle percezioni degli organi di senso
  • il corpo
  • la somma risultante delle prime tre che forma quindi il nostro Io
    Per spiegare meglio come funziona il tutto, Gurdjieff suggerisce l’immagine di una carrozza dove:
  • il pensiero è il cocchiere che ha in mano le redini
  • il sentimento sono i cavalli che trainano la carrozza
  • il corpo fisico è la carrozza stessa
  • la risultante è il passeggero della carrozza

A questo punto, bisogna osservare che la differenza tra un “vero uomo” e uno “pseudo uomo” sta nel tipo di passeggero della carrozza: se parliamo di “vero uomo”, il passeggero è il padrone stesso della carrozza; se parliamo di “pseudo uomo”, il passeggero è un cliente occasionale che cambia di volta in volta.


La metafora, in sintesi, significa innanzitutto che è sbagliato identificarsi con solo una delle prime tre personalità e avere cura di una sola di esse; la nostra vera identità è proprio la risultante delle tre parti. Tale risultante potrà coincidere con il “vero uomo” solo se le tre parti avranno ricevuto ognuna l’adeguata educazione. Se così non fosse, la risultante coincide con lo “pseudo uomo”, un essere incompleto, alla mercé del mondo, incapace di abbracciare il senso della sua esistenza.


Cosa curiosa può essere citare qualche personaggio passato alla storia per il proprio intelletto, che però era noto anche per le eccezionali doti fisiche. Ad esempio, Socrate e Platone erano grandi combattenti. Così parla Alcibiade (V sec a.C.) di Socrate, riguardo la battaglia di Potidea: “Prima di tutto, nelle fatiche era superiore non solo a me, ma anche a tutti gli altri. Quando, restando isolati da qualche parte, come avviene in guerra, eravamo costretti a rimanere senza cibo, gli altri, nel resistere alla fame, non valevano nulla nei suoi confronti […]. Nella sua resistenza, poi, ai freddi dell’inverno, che là sono terribili, fece cose mirabili […]”.


La parola ginnastica stessa ha un’etimologia peculiare: deriva infatti dal greco gymnastikè téchne (“arte ginnica”), dove téchne identifica l’arte di esercitare e di addestrare, e la parola gymnòs significa “nudo”, poiché gli esercizi venivano svolti a corpo nudo.


Ma la parola gymnos nasconde molto di più, come recenti studi di iconologia e simbologia hanno dimostrato: nell’Antica Grecia, esibire il corpo nudo aveva un valore trascendente. L’abito simbolizzava il corpo fisico, mentre la nudità simboleggiava la potenza incorporea, che resta separata dal corpo, ossia dal proprio abito. Sempre per i Greci, la palestra era il luogo dove si imparava a lottare tramite l’esercizio (ovvero attraverso la ginnastica in senso generale), che passava però attraverso la nudità dell’anima. Era
quindi un esercizio fisico atto a mostrare l’anima, a migliorarla e fortificarla.


Anche Leonardo da Vinci, uomo del Rinascimento che promuove un approccio universale alla vita, non trascurava affatto la sua fisicità e pare gli piacesse competere a piegare barre di ferro – non proprio una roba da cosiddetti “topi di biblioteca”!

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